Google contro Bruxelles

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Il tentativo di Google di “venire incontro” alle richieste della Commissione Europea è stata bocciata dagli editori comunitari e da numerose associazioni di categoria. Il contenzioso è relativo all’indagine per sospetto abuso di posizione dominante aperta nel 2010 da Bruxelles in seguito alle segnalazioni di varie società. Tra queste, ovviamente, Microsoft.

Con una lettera firmata da centiana fra editori comunitari e relative associazioni (compresa l’italiana Fieg), viene chiesto al vice presidente della Commissione Ue Joaquìn Almunia di rifiutare la proposta della società fondata da Larry Page e Sergey Brin di chiudere l’indagine a suo carico. Almunia stesso si era già detto poco soddisfatto della posizione di Mountain View.

Google, un colosso da 53.000 dipendenti e 50,17 miliardi di dollari di fatturato nel 2012, aveva messo sul piatto in primavera una serie di modifiche minori alla presentazione grafica dei risultati, fra le quali delle etichette che evidenzino le fonti facenti riferimenti a prodotti del gruppo stesso, e di promesse ai proprietari dei contenuti, come la possibilità di controllare la visualizzazione del materiale su Google News.

Questa strategia ha pagato negli Stati Uniti, dato che la Federal Trade Commission ha accordato a Mountain View la non-posizione dominante. Negli USA, infatti, motori di ricerca come Bing e Yahoo! hanno una quota di mercato pari al 30%, mentre nella maggior parte dei Paesi europei Google ha quote superiori al  90%. Un potere incontrastato e di conseguenza iper-dominante. Il punto cruciale della questione è dato dall’ importanza commerciale delle gerarchie dei risultati proposti da Google. Se si possiede dunque un portale di viaggi, dovrò preoccuparmi dei risultati delle ricerche se BigG diventerà gestore di un servizio simile.

Nel 2011, al cospetto della commissione di Giustizia del Senato statunitense, il presidente Eric Schmidt aveva ben esplicitato la posizione della Web company in merito difendendo, sostanzialmente, il diritto di valutare cosa sia più utile per l’utente all’interno di un spazio privato. La Commissione Europea aveva chiesto lumi sulle gerarchie dei risultati, sulla pubblicazione di recensioni di siti altrui e sulla correttezza degli accordi pubblicitari.

Secondo gli europei, come scrive nella lettera il presidente della Federazione tedesca Helmut Heinen, “Google deve sottoporre tutti i servizi, inclusi i propri, agli stessi criteri, utilizzando gli stessi meccanismi di analisi, indicizzazione, ordinamento e gli stessi algoritmi. Senza consenso preventivo non deve usare contenuti di terze parti a meno che non sia strettamente indispensabile per la ricerca orizzontale”. La risposta, dall’eloquente titolo Answers people want (le risposte di cui hanno bisogno le persone), firmata dal senior vice president and general counsel Kent Walker è sempre la solita: “Costruiamo Google per gli utenti, non per i portali. E non vogliamo fermare l’innovazione […] Abbiamo risposto così alla Commissione europea e pensiamo di aver fatto un buon lavoro”.

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