Zuckerberg e la nuova comunicazione globale

Grande Ragnatela Mondiale. La traduzione letterale di World Wide Web rende l’idea di come internet sia ormai una base per il commercio, la conoscenza, la comunicazione. Mondiale? Ma certo, da Kuala Lumpur a La Spezia, da Boston a Ulan Bator i programmi di condivisione, i siti specializzati, le applicazioni rendono il pianeta connesso a tutti i livelli. O, almeno, è ciò di cui siamo convinti. Perché i più grandi produttori del comparto tecnologico si sono uniti per portare internet a quei 5 miliardi di persone che non ne hanno accesso.

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, è il baluardo di questa iniziativa, che promette dei risvolti talmente rivoluzionari da poter modificare davvero molte delle strutture sociali ed economiche su cui si basa il nostro tempo. Fuori di retorica, analizziamo i fatti. Wikipedia, alla voce Internet afferma che “la rete offre i più svariati servizi, i principali dei quali sono il World Wide Web e la posta elettronica, ed è utilizzata per le comunicazioni più disparate: private e pubbliche, lavorative e ricreative, scientifiche e commerciali. I suoi utenti, in costante crescita, nel 2008 hanno raggiunto quota 1,5 miliardi e, visto l’attuale ritmo di crescita, si prevede che saliranno a 2,2 miliardi nel 2013“.

Nonostante ciò che crediamo, dunque, la stragrande maggioranza del pianeta, per quanto ne dipenda indirettamente, non ha accesso al web (oltre che a molte altre cose primarie, ovviamente). Internet.org è la nuova missione del fondatore del più grande social network di sempre, e rappresenta una sfida titanica.

Tutto ciò che Facebook ha fatto“, si legge sul comunicato stampa di presentazione, “è stato dare a tutte le persone in tutto il mondo il potere di connettersi. Ci sono enormi barriere nei paesi in via di sviluppo per il collegamento all’economia della conoscenza. Internet.org riunisce un partenariato globale che lavorerà per superare queste sfide, tra cui rendere disponibile l’accesso internet per chi non può attualmente permetterselo“.

Internet.org raccoglie, tra i vari partner, aziende del calibro di Samsung, Nokia, Ericsson, Opera Software, Mediatek e il produttore di chip Qualcomm. Facebook permette a 1,15 miliardi di profili, tra persone e aziende, di connettersi via web in tutto il mondo. Chiaramente allargare la fetta di mercato rappresenta un intento aziendale di sicuro profitto, ma oltre al business c’è di più. Al di là del progetto della fondazione, è interessante immaginare cosa potrebbe accadere se domani il pubblico di internet aumentasse di dieci milioni di persone. O 50. 100. Un miliardo.

Le infinite strade di sviluppo a livello economico, politico, sociale, ambientale sarebbero moltiplicate fino a raggiungere numeri inimmaginabili, con risvolti tutt’altro che chiari. Il manifesto dell’operazione afferma: “l’economia della conoscenza è il futuro, e sempre più gente dovrebbe essere in grado di relazionarsi grazie all’accesso a Internet; ma d’altra parte bisogna consentire all’industria di aumentare i profitti e di costruire infrastrutture. Crediamo che sia possibile fornire in modo sostenibile l’accesso gratuito ai servizi Internet di base, ad esempio attraverso l’uso del telefono per accedere alla rete“.

Il problema è rappresentato dai costi. Oggi il costo per il traffico dati è troppo caro perché sia realmente fattibile, ma nell’arco di dieci anni “internet.org vorrebbe ridurre del 99 per cento i costi d’accesso a internet mobile. Proprio quest’ultimo è il terreno prescelto per ampliare la platea di internauti, vista la già alta diffusione dei cellulari anche in Paesi in via di sviluppo o emergenti”.

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