Notre Dame des Landes, la versione francese della questione No Tav

TRANSPORT-AVIATION-ENVIRONNEMENT-PRESIDENT-FILESIl progetto è ambizioso, le cifre sono alte e i tempi di realizzazione dipendono più dal malcontento popolare che dalla velocità di scavo. Val di Susa? Non proprio. Se in Italia soffriamo di quel complesso di inferiorità che ci fa pensare che “solo da noi” si possano creare situazioni di scontro teso tra popolazione e Governo, e pensiamo che negli altri paesi europei (loro sì, evoluti) non esistano ostacoli a un sereno dibattimento, toccherà ricredersi: parliamo dell’aeroporto di Notre Dame des Landes, nel Grand-Ouest francese.

L’idea di creare un grande hub internazionale che dovrebbe sostituire l’attuale “Nantes Atlantique” risale al 1963. L’attuazione del progetto dell’Aéroport du Grand Ouest è prevista nel nord ovest di Nantes, nei comuni di Notre-Dame-des-Landes, Vigneux-de-Bretagne, Grandchamp des Fontaines e Treillières, nella regione della Loira Atlantica. Stante le previsioni, l’aeroporto dovrebbe aprire al pubblico nel 2017.

La questione dell’immenso scalo aeroportuale francese è la fonte di scontro più violento tra il governo socialista di François Hollande e la popolazione. Buona parte dei cittadini si oppone a una nuova grande opera, che se i promotori porta nuovi posti di lavoro e sviluppo, per i contestatori favorisce solo l’interesse privato e lo spreco di denaro pubblico.

Niente di nuovo sotto il sole. Da una parte il governo, gli enti pubblici e privati, e dall’altra la popolazione che alza le barricate. L’ultima grande manifestazione è del 17 novembre 2012, anche se gli scontri sono avvenuti anche in primavera e all’inizio dell’estate. Tra le circa 40mila persone arrivate da molte zone della Francia, sono stati numerosi i feriti tra i manifestanti e tra le forze dell’ordine, schierate in tenuta anti-sommossa nel centro di Nantes. Difficile non è solo la costruzione del sito, ma anche la tenuta stessa della maggioranza di governo.

Jean-Marc Ayrault, l’attuale primo ministro, è stato sindaco di Nantes dal 1989 al 2012. La sua assoluta abnegazione a favore dell’aeroporto sta creando dei problemi all’interno della coalizione di cui fanno parte anche i verdi, contrari alla costruzione. La leader dei verdi, Eva Joly, si è più volte detta contraria all’opera e ha manifestato personalmente nelle ultime settimane.

I promotori del progetto sostengono che Nantes ha bisogno di un aeroporto internazionale per favorire lo sviluppo economico e l’occupazione della città e di tutta la regione del Grand-Ouest, oltre al fatto che l’attuale aeroporto soddisfa le esigenze dei passeggeri e delle merci, ma non avrebbe margini di sviluppo. Gli oppositori, al contrario, ritengono che sarebbe sufficiente ampliare l’aeroporto già esistente, e temono che l’interesse privato della Vinci, l’azienda che ha ottenuto il contratto di costruzione, potrebbe prevalere a discapito del pubblico utilizzo del suolo. Le aree naturali circostanti, sostengono i perplessi, i boschi e la fauna della regione intera sarebbero devastate da un’opera faraonica così come si presenta oggi.

I costi dell’opera variano tra i 490 e i 530 milioni di euro, ma se si aggiungono i costi della rete ferroviaria e stradale per raggiungere l’aeroporto si arriva a circa 4 miliardi di euro. Il progetto di base del 1963 fu rivisto nel 1972 e inserito due anni più tardi nella pianificazione urbana. La superficie del maxi scalo venne ridefinita e venne decretata la Zad (Zone d’Aménagement Différé), ovvero la zona a diversa destinazione d’uso. I lavori sono stati abbandonati e ripresi più volte nel corso degli anni, ma nel 2008 Notre Dame des Landes ha raggiunto la dichiarazione di pubblica utilità.

Nel frattempo, l’opposizione all’hub internazionale cresceva. Mentre il governo centrale acquisiva i circa 1350 ettari di terreno necessari, molti agricoltori smisero di vendere, andando incontro a probabili espropri, avvenuti come previsto quest’estate. Nel 2000 fu creata l’Acipa (Association Citoyenne Intercommunale des Populations Concernèes par le Projet d’Aéroport), che comprende tutte le anime del movimento.

Negli ultimi anni molti attivisti e abitanti della zona, per la maggior parte allevatori e contadini, hanno occupato l’area costruendo presidi, occupando le capanne già esistenti e dando vita a una vera e propria comunità. Ad agosto di quest’anno è arrivato il primo avviso di sgombero, seguito ad ottobre dalla prima imponente operazione della polizia chiamata sontuosamente “Operation Caesar. A tale operazione hanno partecipato 1200 tra poliziotti e militari in assetto anti-sommossa che hanno provveduto a sgomberare le case occupate e a scortare i camion delle imprese di demolizione.

Dato che le parole sono importanti, se ormai “No Tav” in Italia è diventato un concetto vario a seconda di chi lo pronuncia, in Francia la “Zad” è stata ribattezzata, per i manifestanti, Zone à Defendre, ovvero il cuore di tutte le manifestazioni. In un sondaggio del 2010, il 71% dei francesi si è dichiarato contrario alla costruzione di nuovi aeroporti in Francia. Le manifestazioni si sono succedute negli anni, ma ultimamente gli scontri si sono accentuati, a causa anche all’inizio degli espropri lo scorso agosto. Nell’ultimo anno si sono affrontati gli spiegamenti dei manifestanti e della polizia numerose volte, tra i boschi della Loira o nel centro di Nantes. Sono centinaia i trattori che hanno marciato a rilento sulle autostrade, a numerosi sono stati anche i lanci di pietre e scioperi della fame contro gli schieramenti della gendarmerie.

Il débat public – stabilito per legge in Francia e di cui si fa un gran parlare anche nel nostro paese – per questioni contorte come la costruzione di grandi infrastrutture prevede un dibattito pubblico tra le parti sulla base dei progetti di costruzione. Nonostante le dichiarazioni e gli investimenti anche in termini politici di tutti i partiti, il sistema si è arrestato alla teoria, ed è contestato alla base. Nonostante il débat public, le parti restano completamente antitetiche. Investimento a lungo termine o spreco di denaro pubblico? Modernizzazione e progresso o devastazione ambientale? Se Notre Dame des Landes può insegnarci qualcosa, il futuro del Tav non è per niente scontato.

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