Ecomafie, quanto pesa la criminalità sull’ambiente?

mafiaLe dichiarazioni di Carmine Schiavone, cugino del famigerato Sandokan, risalgono al 1997, ma pochi giorni fa la Camera dei Deputati ha deciso di renderle pubbliche, facendo così diventare più chiara e ancora più inquietante l’abitudine delle cosche mafiose a smaltire rifiuti tossici in maniera, ovviamente, illegale. Ma il discorso è molto più ampio.Carmine Schiavone nel 1997 racconta in un’audizione della Commissione Parlamentare sulle Ecomafie una realtà inquietante: tonnellate di rifiuti tossici che provengono da tutta l’Italia e dall’estero vengono “smaltite” nelle cave della Campania, nei mari, nei laghi e nei fiumi, mentre i controlli sono completamente assenti e la corruzione è la regina indiscussa del business mafioso.

«Entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano rischiano di morire tutti di cancro», afferma Schiavone, con un tono profetico che purtroppo è stato confermato dai fatti. Le ricerche del Centro Nazionale delle Ricerche per il Ministero della Salute descrivono un’impennata nella mortalità per tumore nelle province di Napoli e del casertano. Continua Schiavone durante l’audizione:«Gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita». Era il 1997, ricordiamo.

Il Corriere della Sera riporta:

A proposito dei profitti enormi ottenuti smaltendo i rifiuti tossici, oltre 600 milioni di lire al mese, Schiavone aggiunge particolari sulle coperture ai più alti livelli garantite all’organizzazione criminale: «Il nostro era un clan di Stato… La mafia e la camorra non potevano esistere se non era lo Stato… Se le istituzioni non avessero voluto l’esistenza del clan, questo avrebbe forse potuto esistere?». Schiavone ricostruì anche la genesi delle ecomafie casertane: «A cominciare furono mio cugino Sandokan e Francesco Bidognetti». Il potere del clan crebbe anche perché gestivano il ciclo di smaltimento dei rifiuti: «In tutti i 106 comuni della provincia di Caserta noi facevamo i sindaci, di qualunque colore fossero. (…) socialisti, democristiani, ma anche comunisti se serviva».

I rifiuti tossici vengono interrati durante tutto il litorale campano, sversati nel Lago di Lucrino, o nel mare. «Avevamo creato un sistema di tipo militare, con ragazzi incensurati muniti di regolare porto d’armi che giravano in macchina. Avevamo divise e palette dei carabinieri, della finanza e della polizia. Ognuno aveva un suo reparto prestabilito».

Ancora il Corriere:

Schiavone citò una serie di località nell’hinterland di Napoli: «Pure a Villaricca abbiamo fatto scaricare 520 fusti tossici in una cava che fu scavata nel terreno tramite Mimmuccio Ferrara. Durante lo scarico un autista rimase cieco». Ma anche luoghi molto frequentati, a due passi dai centri abitati: « A Casal di Principe, dietro il campo sportivo e nei pressi della superstrada (recentemente è stato fatto un sopralluogo e non è stato trovato nulla ndr)». I camion delle ecomafie imperversavano poi lungo il litorale domizio: «Nel 1992 c’erano 10mila ettari di terreni che costeggiavano tutta la Domitiana, tutti per l’Eurocav e tutto scavato a 30, 40 e 50 metri. Le draghe estraevano sabbia e le buche venivano sistematicamente riempite. Se lei guarda l’elenco che le ho consegnato vedrà che ci sono 70-80 camion di quelli che smaltivano dal nord. Si tratta di milioni e milioni di tonnellate. Io penso che per bonificare la zona ci vorrebbero tutti i soldi dello Stato in un anno».

Lo scorso giugno Legambiente ha presentato il Rapporto Ecomafia 2013: «Quella delle ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi. Le pene per i reati ambientali continuano ad essere quasi esclusivamente contravvenzioni, un po’ come le multe per chi passa con il rosso, e di abbattimento degli edifici quasi sempre non si parla. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive“. Le parole sono del Presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.

I numeri sono impressionanti e senza appello: 16,7 miliardi di euro di fatturato, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati. Aumentano i clan coinvolti (da 296 a 302), quadruplicano i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (da 6 a 25), salgono gli incendi boschivi.

Alla voce “Rifiuti”, troviamo che i quantitativi di materiali sequestrati nei porti italiani, nel corso del 2012, sono raddoppiati rispetto all’anno precedente, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie soprattutto ai cosiddetti cascami, cioè materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo e che invece finiscono in Corea del Sud (gomma), Cina e Hong Kong (materie plastiche), Indonesia (carta e cartone), Turchia e India (metalli).

La Terra dei Fuochi è un sito che denuncia e monitora il fenomeno nelle province di Napoli e Caserta: sulla pagina facebook si possono trovare le ultime notizie che riguardano i roghi e le discariche abusive.

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