Il futuro dell’umanità in mano alla tecnologia

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Se è vero che la tecnologia domina il nostro tempo, e che senza di essa buona parte della popolazione mondiale (non tutta, anzi, meno della metà..) si sentirebbe perduta, è pur vero che di analisi psicologiche, sociologiche e culturali ne sono scritte tante, ma la velocità è tale che non è davvero umano restare sulla cresta dell’onda e contemporaneamente ragionarci sopra. Di recente due star del mondo IT come Bill Gates e Mark Zuckerberg si sono scontrati proprio su questo punto: il web riuscirà o no a cambiare il mondo in meglio?

In una recente intervista al Financial Times, Bil Gates, fondatore e creatore di Windows, spiegava come alla fine degli anni novanta scelse di lanciare la fondazione a nome suo e della moglie, Bill & Melinda Gates Foundation, per dedicarsi a qualcosa di più reale e importante, come la salute, l’istruzione, la sopravvivenza stessa. La fondazione impiega mille persone e punta all’educazione, alla lotta all’Aids e all’eliminazione di alcune malattie come poliomelite e malaria dai Paesi più poveri del mondo, con un budget di circa 4 miliardi di dollari l’anno, la metà di quanto investe il governo Usa in tutto il mondo per questioni simili. Il patrimonio complessivo da circa 30 miliardi la rende la più grande organizzazione filantropica del pianeta.

L’Inghilterra sta seriamente pensando di costruire il primo spazio-porto per i voli extra-atmosferici, e nel frattempo Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, si batte come un leone per far sì che il web sia considerato un diritto dell’essere umano. Ma per Gates si sta sbagliando marcia: «Cos’è più importante, la connettività mondiale o il vaccino per la malaria? Se qualcuno pensa che la connessione al web sia la chiave, ottimo, buon per lui. Io non condivido. Amo ancora le vicende IT, ma se vogliamo migliorare le nostre vite dobbiamo occuparci di questioni ben più elementari come la sopravvivenza dei bambini e le risorse alimentari. Quando starai morendo di malaria non credo che alzare lo sguardo e vedere un pallone in volo sulla tua testa ti sarà molto d’aiuto». Il riferimento al progetto Loon di Google è evidente.

Nell’intervista, continua Gates: «Le industrie si valutano solo in base al livello in cui incrociano i bisogni umani. Non esiste in sé, almeno dal mio punto di vista, la nozione della necessità di nuove aziende. Abbiamo piuttosto bisogno che i bambini non muoiano e che la gente abbia l’opportunità di ricevere una buona educazione». Le parole del padre del PC sicuramente fanno effetto, nel momento in cui Google fà la parte del demiurgo delle nuove tecnologie a portata di mano, tra palloni volanti in giro per il pianeta, Google-Glass (che probabilmente rivoluzioneranno non poco la nostra concezione di informazione e diffusione di immagini e video), e un nuovo progetto, ovvero un sistema di tracciatura globale della posizione dei suoi utenti, in relazione alle attività commerciali.

Un recente articolo apparso su Repubblica.it afferma:

Connettendo quello che si fa online con la vita reale, con l’obbiettivo di verificare se un annuncio apparso sullo smartphone quando si cerca un prodotto o un servizio porta poi l’utente a visitare effettivamente i posti segnalati. Nulla di male se il servizio si rivelasse basato su una dettagliata possibilità di opzione rispetto a quali dati di posizione comunicare a Google. Ma un problema potrebbe sorgere nel momento in cui l’utente non fosse effettivamente consapevole di comunicare dati di questo tipo. E senza distinzione di dispositivi: il sistema funzionerebbe sia su Android che iOS. E il conflitto di visioni sarebbe quantomeno da rivedere.

In realtà già ora Google raccoglie dati di posizione degli utenti, dal momento in cui questi attivano la localizzazione goegrafica nelle proprie app o sui propri dispositivi. L’aggiunta della verifica commerciale fornirebbe una serie di informazioni rilevanti in più, che andrebbero a toccare la corrispondenza tra prodotti cercati online e poi fisicamente, necessità di prodotti, tempi di ricerca e scelta. Elementi che incrociati possono fornire un quadro sempre più preciso della “identità commerciale” di un individuo e su cui potrebbe sollevarsi un vespaio di polemiche. Perché l’efficienza degli annunci personalizzati è una merce dal valore considerevole.

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