La Norvegia rende milionari i suoi abitanti grazie al petrolio del Nord

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Babbo Natale, a certe latitudini, non si risparmia, e quest’anno ha portato in dono ai cinque milioni di abitanti della Norvegia un risultato non da poco. Il valore del fondo sovrano di Oslo è arrivato alla fine del 2013 a 5,11 trilioni di corone norvegesi, pari a 608 miliardi di euro. I soldi provengono dai profitti dei pozzi di trivellazione del Mare del Nord, ma, a differenza degli emirati arabi del Golfo Persico, la ricchezza (immensa) derivante dal greggio viene redistribuita a tutti gli abitanti, che sono diventati milionari.

Intendiamoci: nessuno, la mattina di Natale, ha ricevuto un assegno da Signor Bonaventura, ma la struttura della iper-democratica Norvegia farà in modo che il welfare bengodiano di Oslo possa continuare a lungo con il suo funzionamento. Ogni abitante della Norvegia ha sul conto (politico) un attivo di 1 milione e 40 mila corone del Government Pension Fund of Norway, pari a 118mila euro pro capite.

signor_bonaventuraLe estrazioni di greggio nel Mare del Nord si sono moltiplicate a cavallo degli anni ’70-’80, quando, grazie a due choc petroliferi, le quotazioni si  sono spinte a livelli da record, e le trivelle delle maggiori compagnie petrolifere sono andate alla ricerca dell’oro nero in uno dei climi più impervi per mondo. La “pesca” è andata talmente tanto bene che nelle casse dello Stato sono piovuti milioni di royalties, tra dividendi e diritti esplorativi. A trent’anni di distanza la Norvegia gode di un patrimonio immenso, se guardato in proporzione alla sua esigua popolazione, e questa ricchezza andrà a ingrossare la fetta di spesa pubblica destinata a un welfare che dispone che tutti possano andare gratis dal dentista fino ai 19 anni, possano restare senza impiego godendo di una casa statale e di un lauto assegno di disoccupazione (ma non possano rinunciare a un lavoro che lo Stato gli propone, altrimenti addio sussidio), e varie altre amenità.

A noi, di certo, sembra qualcosa di irrealizzabile. Tanta fortuna e tanto buon senso, però, hanno origini più lontane e modeste. Non si tratta di aver creato chissà quale marchingegno politico-affaristico, ma di aver fatto i conti della serva. Il greggio, si sono detti i funzionari statali a fine degli anni ’80, non è per sempre. Utilizziamolo, quindi, come un grande salvadanaio. I soldi delle estrazioni sono serviti da ammortizzatore per i problemi dell’economia, ma soprattutto da garanzia per le spese sociali.

Il Norway Global Fund investe i soldi in azioni e titoli di stato stranieri, e il Governo può utilizzare i profitti fino a un tetto massimo del 4% del valore patrimoniale per coprire eventuali disavanzi di bilancio. Un sistema economico e sociale correlato con lo sfruttamento del sottosuolo marino che ha portato la Norvegia a essere il primo Paese al mondo per Indice di Sviluppo Umano (HDI).

Repubblica riporta: Oggi il fondo è il primo investitore al mondo e controlla l’1% delle Borse globali. Il suo problema, oltre che far soldi, è dove metterli: ora il 63% è in azioni e il 35% in bond, tra cui 3,5 miliardi di titoli italiani. Negli ultimi anni il Governo ha prima autorizzato il suo sbarco nei paesi emergenti, poi gli acquisti di immobili (si è appena comprato per la modica cifra di 684 milioni il 45% della torre di Times Square a New York). Chiaramente anche i prezzi sono diventati inavvicinabili, sia per i beni di consumo sia per gli immobili, ma tutto dipende dalla correlazione con il lavoro svolto.

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