Social Street, viaggio ai confini del digitale

social-street-BolognaSe è vero che ormai i confini del digitale si espandono sempre di più, quale impatto hanno sulla vita reale di ognuno di noi? Negli ultimi mesi in Italia sta dilagando un fenomeno che parte dal web e punta alle tradizioni, ovvero riscoprire i propri vicini. Scopriamo che cos’è una Social Street.

Nel settembre scorso Federico Bastiani, giornalista freelance bolognese, decide di creare un angolo “social” per il figlio, che vede giocare da solo nella sua strada. L’idea nasce quindi in via Fondazza, e in pochi giorni le adesioni su Facebook crescono vertiginosamente.

Cosa differenzia la Social Street dalle altre esperienze sul web? La questione, fondamentale, è che l’importante non è trovarsi sul web, ma partire dal web per conoscersi, abbattendo la diffidenza ormai fondante della nostra realtà quotidiana, per ritrovarsi in strada, pochi metri più in là. Aiutarsi, parlarsi, confrontarsi. Prima sul web, e poi nella vita sociale del quartiere.

Nessuna novità, vero? Eppure quanti dei vostri vicini di casa conoscete? Con quanti vi siete confrontati sui problemi della zona in cui abitate? Con quanti vi siete scambiati cibo, oggetti, utensili, nel momento del bisogno?

Attraverso la Social Street si scambiano opinioni, oggetti, pareri professionali. C’è un idraulico nel palazzo? Ah sì? Non lo sapevo! Io faccio il meccanico di mestiere, diamoci una mano a vicenda. L’impianto ideale è talmente banale da risultare trascurabile, ma la nostra esistenza odierna ha scavalcato qualsiasi interesse primario nei confronti delle persone che ci vivono accanto, di cui però non abbiamo altra idea se non un confuso “buongiorno” nel portone. A Bologna il progetto ha funzionato talmente bene che anche i negozianti hanno deciso di promuovere l’iniziativa, distribuendo moduli agli anziani dove indicare le proprie esigenze specifiche, mentre vengono postate offerte per un biglietto di teatro che andrebbe sprecato, una festa per i bambini, e così via.

Ogni servizio offerto su Social Street è a titolo gratuito, o al massimo viene ricompensato da un aiuto reciproco. In tutta Italia l’idea è stata riproposta in altre 50 città, tra cui Genova.

Ebbene sì, la diffidente e chiusa Genova si è aperta anche a questa nuova realtà. Dove? A Vernazzola, piccolo borgo del quartiere di Sturla. A far nascere il gruppo su Facebook è stata Sofia Mastrangelo, architetto genovese, che per promuovere la sua idea ha organizzato una festa sulla spiaggia.

«Il nostro gruppo è attivo da poco più di un mese», racconta Mastrangelo, «gli iscritti sono una cinquantina ma siamo solo all’inizio. L’obiettivo è riattivare quel vecchio meccanismo di fiducia che non serve solo a conoscerci ma ad aiutarci nella quotidianità». Qualche esempio? Chi parte per le ferie e ha ancora qualcosa in frigo può postare sul gruppo se quei prodotti possono servire a qualcuno, chi ha bisogno di un aiuto per un trasloco o di un idraulico per un’emergenza può trovare una soluzione economica senza neppure uscire dal portone.

Non soltanto giovani, anche se i più entusiasti dell’iniziativa sono gli abitanti che hanno un’età compresa tra i 25 e i 40. Se il grande ostacolo rimane la diffidenza, una volta entrati nel gruppo si è trascinati dentro a un “nuovo” universo di persone che ci circondano. Se non volete creare una pagina Facebook con un gruppo come questo, pensate almeno a citofonare a qualche vicino!

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