Il futuro della tecnologia? Una iper-realtà

oculus-rift-girlLa famosa Legge di Moore prevede che «Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi». Tale assunto viene ormai utilizzato per spiegare la grande velocità generale del mondo tecnologico, ad esempio perché c’è voluto così tanto per arrivare al televisore, e nel giro di pochi anni ci siamo dotati di rilevatori gps, smartphone e collegamenti wireless con poco sforzo. Di questo passo, quale sarà l’evoluzione dei prossimi anni? Ecco alcuni spunti interessanti (anche per il vostro business!).Oculus Rift è solo uno degli strumenti tecnologici più in vista in questo momento, e non tanto per la sua reale applicazione odierna, ma per quello che può sviluppare. Se è vero che molti oggetti sono sottoutilizzati nonostante performance uniche (pensiamo al televisore 3D), molti altri possono avere una reale esplosione di contenuti e di implementazione. Questo grazie alla loro relativa semplicità di base. Oculus è un visore per la realtà virtuale. Niente di nuovo, vero? E invece sì, perché la sua potenza sta nella capacità di potersi adattare a molti mondi. Dai videogame ai film, non soltanto come “mezzo” di fruizione di un altro bene, ma anche come “piattaforma” su cui lavorare per costruire il film.

Pensiamo all’eLearning o all’eHealth. Questo tipo di strumenti, già in fase avanzata, sono il futuro dell’integrazione tecnologica con la realtà circostante. Nonostante tutte le diffidenze del caso (non bisogna per forza sposare la linea “entusiasta”, ma occorre capirne la rilevanza), uno strumento come Oculus potrebbe essere utilizzato come lavagna multimediale per situazioni dove la scuola vera e propria non esiste, oppure come ulteriore strumento per bypassare l’uso di un computer per servirsi di corsi di aggiornamento in tempo reale. Nella parte più commerciale, ovviamente, il Gaming è il suo sviluppo più naturale, ma anche i simulatori come li conosciamo oggi potrebbero essere ridimensionati da una semplice mascherina. Nel caso dell’eHealth, ad esempio, potrebbe essere utilizzato come strumento di perfezionamento per i futuri chirurghi!

Non si può parlare di evoluzione tecnologica senza menzionare i Google Glass. Perché? Al di là del puro commercio, è innegabile che la direzione intrapresa dalle pià grandi imprese tecnologiche sia puntare sull’esistente per raddoppiarlo, triplicarlo o (secondo la Legge di Moore), decuplicarlo. Il punto della questione è sempre e solo uno: l’etica. I Gooogle Glass, in fase di sperimentazione, sbarcheranno presto sul mercato mondiale, portandosi dietro buona parte di nuove applicazione e numerosi problemi. Si potranno utilizzare alla guida? E nei cinema? I problemi di copyright saranno notevoli. «Sì, vabbè, ma cosa cambia? Abbiamo già tutti smartphone, macchine digitali e ogni sistema di registrazione!». Vero, ma cambia l’approccio. Indossare uno strumento che non prevede l’uso delle mani ma soltanto una strizzata d’occhio impone non pochi ragionamenti, anche per la questione di riservatezza e di privacy.

Nimy-sideNon vi basta? Ecco il non plus ultra dell’appoccio “molecolare” della tecnologia umana, o, per dirla à la Zygmunt Bauman, un approccio “liquido”. Nimy non è l’unico certamente, ma è rappresentativo. Gadget per «chi ha poco tempo da perdere» (ci scommettiamo, verrà venduto così..), Nimy è un braccialetto elettronico che si indossa e che riconosce il nostro battito cardiaco (unico, come le impronte digitali). Attraverso questo sistema di riconoscimento sarà possibile collegarsi a tutti i device impostati senza bisogno di inserire la password, perché funzioneranno soltanto avvicinandosi allo stesso. La smartTV leggerà il Nimy e attiverà i nostri programmi preferiti ovunque saremo, e la smart-car si attiverà solo quando guidiamo noi. Insomma, Minority Report non è poi così lontano.

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