Economia circolare: recuperare risorse, creare lavoro

fotoCome si crea lavoro da un rifiuto? Si può raggiungere un riciclo completo dimenticando l’epoca dell’economia “usa e getta”? Quali sono gli impatti sull’ambiente e sulla società? Questi sono solo alcuni degli interrogativi alla base del convegno di ieri a Genova, dal titolo “Economia circolare: recuperare risorse e creare lavoro“, promosso dal Comune di Genova, da AMIU, Regione Liguria e Camera di Commercio di Genova.«Quanto costano cert operazioni, e quanto fanno risparmiare?» si chiede retoricamente il Sindaco Marco Doria, introducendo la giornata dedicata al riutilizzo dei rifiuti e alla loro gestione? «L’economia usa e getta è stata forte, e presupponeva un approccio culturale che va cambiato alla radice. Gli impatti sull’ambiente sono sempre notevolissimi, e tocca poi pagare alti tributi per ripristinare determinate situazioni di base».

Il ragionamento di Marco Doria è inattaccabile, tanto più in un momento economico particolare come questo, dove l’ambiente è uno dei cardini su cui si innesta il futuro economico di tutto il mondo. Le risorse sono scarse per definizione, e con l’aumento della popolazione mondiale, e l’accesso al mercato di nuovi consumatori, sono sempre più richieste. L’attività umana per trasformarle e consumarle, poi, genera processi talvolta irreversibili.

Un paradigna alternativo e decisamente più sostenibile, da un punto di vista sia ambientale che economico, che sta largamente prendendo campo, è quello dell’economia “circolare”, basata sul riuso, sulla rigenerazione e sul recupero di efficienza. In pratica, secondo questo modello, i rifiuti come tali sono destinati a scomparire. I prodotti dovranno essere concepiti per il disassemblaggio e il riutilizzo di tutte le loro parti, con grandi risparmi in termini di energia e acquisto di materie prime.

Ogni anno in Europa si generano 2,7 miliardi di tonnellate di rifiuti. Solo il 40% dei rifiuti solidi viene riutilizzato o riciclato, il resto finisce nelle discariche o è destinato all’incenerimento. La piena attribuzione della normativa europea sui rifiuti consentirebbe di risparmiare 72 miliardi di euro l’anno, di aumentare il fatturato annuo dell’UE nel settore della gestione e del riciclaggio dei rifiuti di 42 miliardi di euro, e di creare oltre 400mila posti di lavoro entro il 2020. Una migliore gestione, inoltre, potrebbe ridurre in misura considerevole le emissioni di CO2.

La Liguria è una delle regioni che partecipano con maggiore interesse ai progetti europei per il miglioramento della gestione dei rifiuti. «Siamo nell’ottica di vedere il rifiuto non come un problema, ma come una risorsa per far girare l’economia», afferma Renata Briano, assessore regionale all’ambiente.

Secondo i dati del 2012, infatti, esistono alcune criticità legate alla nostra regione, tra cui l’elevata produzione pro capite rifiuti, la frammentazione della gestione – basti pensare che esistono 48 gestori per 235 comuni – oltre alla scarsa raccolta differenziata (32,02% a livello regionale, paragonato al 39,90% nazionale e al 52,60% del Nord Italia). Da questi dati occorre partire per modificare alla base il ragionamento, facendo diventare il rifiuto una risorsa economica e sociale.

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