C’è ma non si vede… E’ il Native Advertising!

Antonio_la_trippa

Marketing 3.0 in arrivo. Dopo la rivoluzione Social e le integrazioni tra siti web e piattaforme “informali”, si sta facendo largo una nuova forma di pubblicità, il Native Advertising. Cosa intendiamo? In due parole, la possibilità di stimolare la curiosità degli utenti del web attraverso forme non invasive di pubblicità, che siano sempre più personalizzate sui gusti e le volontà dei navigatori. Vediamo come!

Una delle caratteristiche meno interessanti del marketing via web è l’invasione di cui si è vittime quando si accede a un sito web di informazione, ad esempio. Banner, pop-up e quant’altro ci esplodono addosso, e spesso la “X” è nascosta dietro qualche intricatissimo design architettonico. Morale, non diamo neanche un’occhiata rapida al filmato o all’immagine proposta, e desideriamo che sparisca nel più breve tempo possibile. L’effetto boomerang è anche generato dall’odio incontrollato per la data azienda o per il sistema, che non ci concede la possibilità di navigare distrattamente senza cadere in vere trappole di marketing. Risultato? La società spende molto per lo sviluppo e la messa in opera della pubblicità, e gli utenti non la guardano e la detestano.

Diverso dal Pubbliredazionale (“Un ristorante vegano in zona? Ho proprio quello che fa per te!”), odioso tanto quanto, il Native Advertising funziona, filosoficamente parlando, come il trucco degli illusionisti: c’è, ma non si vede. O meglio, non si nota. Sappiamo tutti che prima o poi la colomba o il mazzo di carte ricompariranno da dietro al mantello o da in fondo al cappello, ma aspettiamo affascinati dalla “magia”. Stessa base ideale.

L’obiettivo finale è quello di rendere l’annuncio pubblicitario meno intrusivo, in modo che non interrompa la fruizione del contenuto che l’utente sta guardando, così da aumentare la percentuale di click e interazioni sull’annuncio.

Nessuno di noi ha intenzione di vivere esperienze del genere, vero?

Eppure è un po’ quello che sta accadendo. La pubblicità sta fagocitando la comunicazione via web, andando esattamente nella strada opposta rispetto alla volontà delgi utenti, che desiderano libertà, assoluta fruizione e semplicità.

Il Native Advertising punta al contrario di quello che sta avvenendo. La pervasività del messaggio è implicita, si fanno passare per modeste idee geniali, e così lo studio e l’analisi dei dati che permettono al cliente di investire in una determinata area commerciale diventano “cosucce”, anche se la realtà è ben differente. Il NA può essere di tipo editoriale, simile al Content Marketing, o di tipo Social, per cui le preferenze del tuo amico vengono indicate anche a te. Se A è uguale a B e B è uguale a C, allora.. Non proprio una regola aurea, ma qualcosa che ci assomiglia molto.

Insomma, tenetevi pronti per la prossima rivoluzione della pubblicità. E state attenti.. il trucco c’è, ma non si vede!

 

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