“De Apple, cyber-security et l’FBI”

iphone

La cyber-sicurezza torna prepotentemente alla ribalta negli States (ma non solo) dopo la richiesta del Federal Bureau of Investigation ad Apple di “craccare” l’Iphone del terrorista di San Bernardino. Il rifiuto dell’azienda ha acceso il dibattito, tra libertà, censura e “scarpe da mangiare”.

Ricapitolando brevemente: un giudice federale di Los Angeles chiede alla società governata da Tim Cook di fornire assistenza tecnica per ricavare informazioni utili dall’iPhone di uno dei due attentatori della sparatoria di San Bernardino. Al secco “No” del CEO, scoppia la bagarre politica e mediatica. E’ giusto che l’FBI ottenga informazioni “personali” grazie a un «pericoloso precedente», come dice lo stesso Cook? Oppure ha ragione l’azienda creata da Steve Jobs, nel ritenere inopportuna la richiesta e andando quindi in appello.

La domanda rimane insoluta, per il momento. Il giudice ha concesso oggi ad Apple altri tre giorni per rispondere alla ingiunzione.

Nel frattempo il mondo hi-tech si muove. Per ultimo, l’Amministratore Delegato di Google Sundar Pichai, che appoggia la decisione di Apple. Secondo il CEO: «Chiedere alle compagnie di scardinare i codici di sicurezza dei cellulari per permettere all’Fbi di accedere ai dati costituirebbe un precedente pericoloso».

Tra gli altri, anche Edward Snowden si è pronunciato a favore della decisione di Apple. Ma facciamo ordine. “Possibile che l’FBI non abbia hacker in grado di entrare nell’iphone di un terrorista?”, vi starete chiedendo. Ebbene, probabilmente sì, diversi plotoni. Ma la richiesta federale “ufficiale”, negata da Apple, fa scalpore, perché mette in evidenza una serie di problemi:

  1. Apple vende tranquillamente i vostri dati a società terze per una questione di marketing. Ma voi lo sapete. Diverso è invece il discorso in questo caso. Se aprisse ufficialmente una “backdoor” in un iphone “privato”, allora dove andrebbe a finire la sicurezza che pensiamo abbiano i nostri dispositivi?
  2. La richiesta del giudice appare legittima, così come ci sembra lo sia la decisione di Cupertino. Tuttavia, una scelta di questo tenore potrebbe sbriciolare in un istante previsioni di mercato, utili e ricavi di anni.
  3. Possibile che sia davvero così? In rete fioriscono teorie complottistiche (as usual), ma qui la domanda viene da sé.

Secondo l’ordine della corte, Apple dovrebbe rimuovere o disabilitare la funzione di auto-distruzione dei contenuti, consentire all’FBI di provare a inserire la password corretta e garantire che non ci siano le attese (delay) tra un tentativo e l’altro attualmente previste da iOS.

In questo caso, Apple sta investendo in un gigantesco spot pubblicitario su se stessa, ergendosi a paladina della difesa dei diritti degli utenti, anche se qualcuno è pronto a scommettere di riuscire a entrare nel sistema. Più precisamente, mister “Cybersecurity Legend” (parole sue) John McAfee, che si dice certo di riuscire a craccare l’Iphone in 3 settimane. Se non ci riuscirà, afferma «mi mangerò la scarpa in diretta tv (sic)».

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...