Trivella sì o no, la comunicazione.. conta!

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Come sempre, anche su questo argomento non vogliamo entrare nel merito della questione, spingendo su una parte piuttosto che sull’altra. Ma vogliamo analizzare la comunicazione di un tema sentito: ambiente e sicurezza, ma anche energia e lavoro. Vediamolo insieme:

Prima di tutto, le basi. Il 17 aprile si andrà a votare per il referendum abrogativo sulla questione dello sfruttamento dei giacimenti al largo delle coste italiane, ma entro le 12 miglia marine.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ufficialmente firmato il decreto che conferma il referendum sulle attività a mare per i titoli abilitativi già rilasciati, “per tutta la durata di vita utile del giacimento“.

Sul sito ufficiale del Coordinamento Nazionale No Triv leggiamo: «L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario. La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e/o sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero grotteschi, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi decisorie che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”».

Questo il punto di vista ufficiale della parte contraria, che invita a votare Sì al referendum di aprile.

In soldoni, i contrari alle trivellazioni sostengono che le esplorazioni alla ricerca di gas e idrocarburi possano creare seri rischi per la fauna e la flora marina, che possano essere causa di enormi rischi ambientali per le coste italiane, che limitino il turismo, e che il gioco non valga la candela, perché i combustibili fossili sono il passato.

 

I favorevoli, invece, invitano a votare No per i seguenti motivi:

  • Il referendum porterebbe (negli anni, non nell’immediato) a una perdita sostanziale di investimenti e di posti di lavoro (si calcola che siano tra i 6000 e i 10.000 i posti di lavoro diretti e indiretti dal settore).
  • Il rischio di incidenti è basso. Dal 1950 ad oggi sono stati solo due gli incidenti che hanno riguardato gli impianti di estrazione, e tra l’altro due siti su terraferma e non in mare.
  • Secondo le stime il petrolio presente nei mari italiani sarebbe pari a 700 milioni di tonnellate. Il nostro consumo attuale all’anno è 58 milioni di tonnellate. Nel 2014 sono stati importati 54 milioni di tonnellate. Avere fonti energetiche nostre ci fa spendere meno e ci mette al riparo da cali improvvisi dovuti a crisi internazionali.

Detto questo, ci sarebbero da fare tanti altri ragionamenti specifici e tecnici, ma soffermiamoci un attimo sulla gestione della comunicazione di entrambe le parti.

Anche qui, semplificando, abbiamo una parte che accusa l’altra di essere a favore dei “petrolieri”, di essere a favore di avidi aguzzini che utilizzano i territori per arricchirsi e per distruggere l’ambiente, essendo miopi sul futuro energetico. In più, il Governo sarebbe complice (e mandante) di questi affaristi senza scrupoli.

Dall’altra, invece, si parla di possibilità energetiche, rischi per la perdita di posti di lavoro, schiacciamento politico sulle importazioni.

Morale? PAURA vs. PAURA

Nulla di più. Perché in realtà i dati si possono anche contestare, ma nessuno, in definitiva, si prende la briga di pensare a lungo termine quale sia la strategia migliore per l’efficientamento energetico italiano dei prossimi decenni. Nel frattempo non ci si chiede, ad esempio, cosa succederebbe se una delle trivelle oltre le 12 miglia producesse uno sversamento tremendo, o se a farlo fosse una piattaforma croata!

Nel frattempo, si sono aggiunte iniziative decisamente deprecabili (vedi sotto), da cui il Coordinamento No Triv si è dissociato

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Ma vediamo qualche esempio a favore delle trivelle…

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http://formiche.net/2016/02/15/referendum-trivellazioni-adriatico-emilia-romagna-no-triv/

https://www.forexinfo.it/Referendum-sulle-trivellazioni-le

E contro…

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https://stopombrina.wordpress.com/

https://www.facebook.com/Coordinamento-Nazionale-No-Triv-1428315400765373/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/13/no-triv-no-airgun-il-referendum-ci-chiama-a-riappropriarci-del-diritto-di-decidere-il-futuro-del-paese/2541964/

Vi lanciamo una sfida. Se trovate un solo ragionamento valido che punti sui numeri, argomentato e ragionato, e che non sfrutti la paura dell’inquinamento da una parte, o la paura di perdere il lavoro dall’altro, mandatecelo!

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3 thoughts on “Trivella sì o no, la comunicazione.. conta!

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