Facebook vs Renzi, le trivelle come caso di studio

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Trivella sì, trivella no. Ne parlavamo qualche settimana fa in previsione del referendum, facendo un piccolo excursus sulla gestione della comunicazione da entrambe le parti. Oggi, a urne chiuse, possiamo vedere gli effetti stupefacenti della comunicazione, dalla sovrastima di Facebook a “#Ciaone”.

Ribadiamo ancora una volta: non ci interessa, qui, sposare una tesi o l’altra. Must ha come obiettivo, da sempre, quello di far dialogare aziende e territorio. Tra i nostri pilastri ci sono sì la comunicazione, ma anche la corretta gestione ambientale, insieme a una visione aziendale e industriale sostenibile e chiara.

Quello che però risulta interessante oggi è vedere come, al di là dei sondaggi del pre-referendum, si siano svolte le cose. Settimane fa evidenziavamo come le due parti fossero estremamente eterogenee e per nulla concentrate sul quesito referendario. Dalla parte dei “No” si potevano trovare: petrolieri, ma anche dipendenti delle aziende petrolifere (e non solo i “padroni”). Ingegneri, tecnici, geologi, ma anche razionalisti e realisti, che facevano la tara alla questiona ambientale, obiettando che purtroppo, ad oggi, i combustibili fossili sono ancora una necessità. Ma tra i “No” potevamo anche trovare sostenitori del Governo a prescindere dal referendum. Posizioni politiche lontane dalla questione del voto, che puntavano alla difesa dello status quo. E tante altre anime diverse.

Sull’altra barricata, un altro mondo variegato. Esponenti dell’ambientalismo radicale, ma anche persone che fanno dell’ambiente un baluardo da difendere, nel presente e nel futuro. I partiti di Sinistra, per dare un segnale di discontinuità sul programma energetico nazionale. Partiti di Destra, che volevano cancellare le concessioni. Ma anche le Regioni che hanno sostenuto la battaglia, tra scontri interni ai partiti (Emiliano contro Renzi in Puglia, per dirne una), o partiti contro il Governo (come la Lega di Salvini, che puntava a una spallata già in vista delle amministrative di giugno).

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Come vediamo, abbiamo tantissimi punti divergenti, e ben pochi sono stati coloro che si sono concentrati solo sul quesito referendario. Allo stesso modo, è bizzarro vedere come i Social Media (Facebook e Twitter su tutti) fossero letteralmente invasi dall’invito ad andare a votare. I “Sì” sembravano nettamente in vantaggio, a vedere dalla quantità di post sulle bacheche di ognuno di noi. Amici, parenti, colleghi. In tanti si sono mobilitati, e comunque sono stati oltre 13 milioni i votanti. Ma non sono bastati. Perché?

Perché i Social Media, per quanto siano un quadro chiaro del sistema di informazione odierno, «non sono la realtà» (cit. Matteo Renzi). E qui, al netto del paradosso che a dirlo sia il Presidente più “social” della nostra storia, ha ragione il Capo del Governo. Il TG1 è ancora il primo riferimento dell’informazione in Italia (sembra incredibile, ma è così). E un Paese con un’età media molto alta paga inevitabilmente lo scotto di non essere così presente su internet. Come si informano gli italiani? Vediamo la tabella: [Fonte: http://bit.ly/1XIA4W3]

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La quota di persone che usa Facebook come fonte di informazione è cresciuta progressivamente, fino al 12,5% nel 2015. Ma è chiaramente molto più bassa della maggioranza degli italiani, che preferiscono ancora la televisione. Inoltre, non dimentichiamoci che i Social Media sono “infetti” di bufale ad alto livello di pericolosità, per cui non è per forza un male che le persone tendano ad avere ancora un sistema informativo classico.

Passiamo oltre. A urne ancora aperte scoppia la bufera per il #Ciaone espresso via Twitter dal deputato PD Ernesto1676353_clipboard01 Carbone. «Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare #ciaone».

Ammesso e non concesso che l’hashtag possa risultare simpatico, antipatico o fuori luogo, non è questo il punto della nostra analisi. Concentriamoci, invece, sulla qualità dell’informazione trasmessa.

Se ogni referendum o voto viene automaticamente traslato su un piano da guerra di trincea, dove tutto è valido e si spara ad altezza uomo, questi sono i risultati. E possiamo solo immaginare quale sarà il futuro dei prossimi livelli di informazione e di comunicazione su nuovi quesiti referendari o su voti politici. Ne vedremo (ancora) delle belle, per dire. Alla faccia del dialogo costruttivo.

 

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