Il rischio e la paralisi

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Ripubblichiamo qui il testo integrale dell’articolo “Il rischio e la paralisi”, edito dal magazine “5 Minuti” a cura di GFK. Buona lettura!

Nelle scorse settimane, in 21 paesi, oltre 25.000 individui sono stati interrogati da GfK sulle paure attuali e sui rischi che si ritiene di correre oggi, in questa realtà che possiamo sempre più chiamare Risk Society. Soffermiamoci sugli italiani: uno su tre si sente “sempre preoccupato”.

Precisiamo subito: la preoccupazione non dipende direttamente dagli attentati che hanno funestato la prima parte del 2016, ma da un combinato disposto di circostanze che fanno sentire sempre meno sicuri, per il presente ma soprattutto per il futuro. Dai climi riguardanti il mercato del lavoro, alle decisioni spesso non comprensibili sulla gestione dei risparmi bancari, dal Bail-in alle Buste Arancioni, sino al paradosso dei tassi di interesse negativi, new entry che destabilizza le famiglie italiane. Fino ad arrivare alla Brexit, con il fantasma dello sfaldamento dell’Unione Europea.

Possiamo dire che la Risk Society comporta cambiamenti immediati per quanto riguarda le decisioni d’acquisto e di investimento? Sì e no. Se analizziamo i dati di inizio estate, scopriamo addirittura che gli italiani vanno di più in vacanza, anche se privilegiano viaggi a medio raggio, di pochi giorni, utilizzando di più il mezzo privato. Se leggiamo i risultati di Multifinanziaria Retail Market GfK edizione primavera-estate, registriamo un calo della soddisfazione economica: gli italiani nutrono poca fiducia nella ripresa e cala la quota di famiglie in grado di risparmiare.

Inoltre, non decolla la propensione all’acquisto di beni e di servizi. Non tanto di quelli necessari e quotidiani, che anzi godono degli effetti della deflazione. Il blocco, mentale e comportamentale, riguarda i beni progettuali, di lunga durata, che richiedono un investimento nel medio-lungo periodo.

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Qui, possiamo dire, la Risk Society crea paralisi. Come uscirne?
Con l’autorevolezza che certifica e sostiene le scelte, sino a non farne più percepire il rischio. Tocca alla politica, ma anche alle grandi istituzioni bancarie e assicurative. Tocca anche alla grandi marche, che devono assumere su di sé i rischi ora percepiti sulle spalle degli individui, lasciati troppo soli.

Ad esempio? Le aziende e i brand autorevoli, reputati di valore, dovranno condividere la strategia “del paracadute”, cioè l’impegno a gestire il rischio, a fare sparring certificabile, impedendo che una decisione presa individualmente, magari in un momento di superficiale inesperienza, ricada drammaticamente sulla qualità della vita presente e futura di sé e della propria famiglia. E non necessariamente “il paracadute” dovrà riguardare solo il perimetro dei prodotti finanziari.

Giuseppe Minoia

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