Fertility Day, l’abisso della comunicazione

fertilita-ministerosalute-704x400

E’ già stato detto tutto, e anche il suo contrario. Sono già statu avvisati plotoni interi di grafici, comunicatori e pubblicitari di ogni età, esperienza e idea, che vogliono la testa della Ministro Lorenzin e dei responsabili dell’orribile campagna sul Fertility Day. Ma andiamo oltre. Qual è stato l’errore?

Che si reputi la Ministro Lorenzin responsabile diretta della campagna, poco importa. Nell’arco di un mese sono uscite immagini che richiamavano al Fertility Day del 22 settembre, e negli ultimissimi giorni sono uscite anche le assurde immagini del pamphlet edito dal Ministero della Salute circa gli “stili di vita” da adottare e da abbandonare per avere una sana fertilità. Questa, in sostanza, la storia.

Il tema demografico è fondamentale per un Paese come il nostro, che ha tassi di natalità estremamente bassi. Le cause sono molte. Economiche, lavorative, culturali, eccetera. Ma resta il dato di fondo. Nascono troppi pochi bambini, e il welfare è già allo stremo. Nel giro di pochi anni, i soldi per le pensioni non ci saranno, così come non si potranno trovare fondi dai contributi e dalle imposte per sostenere la spesa pubblica, dato che mancherà la forza lavoro (Dateci il beneficio della sinteticità, questa è l’idea di base!).

Quindi: abbiamo un problema, ma non sappiamo bene come risolverlo. Eppure sarebbe semplice! No?

Comunque, uno degli errori più grandi è stato considerare solo il punto centrale della questione: fare figli. Quanto era scontato prevedere grandi sollevazioni popolari, dato che non si fa riferimento a migliori condizioni lavorative, né ad aiuti di Stato per asili, incentivi, maternità e paternità in ottica lavorativa, e via dicendo?

Primo errore, quindi. Puntare solo il centro del discorso, tralasciando tutto il resto.

In Europa, solo la Francia ha tassi di natalità adatti a sostenere il welfare pubblico. L’Italia, invece..

schermata-2016-09-23-alle-10-57-06

Detto ciò, un altro errore macroscopico è considerare il pubblico di riferimento come analfabeta. Chiaramente, solo con una forte dose di empatia si stimola un processo di accettazione del messaggio. Se una pubblicità ci piace, perché parla “proprio a noi”, saremo più propensi a comprare il prodotto. Se invece una campagna pubblicitaria ci accusa e ci denigra, il messaggio sarà completamente ribaltato.

Et voilà, l’immagine del pamphlet ministeriale:

14333050_1089087961158363_9048381421079843624_n

Insomma, un abisso totale in termini di comunicazione. Grafica quantomeno brutta (per restare gentili), un messaggio poco chiaro, elitario e denigrante, con una buona dose (voluta o non voluta?) di razzismo. Se dobbiamo fare una campagna di marketing, non facciamola così!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...