La guerra (del marketing) sull’olio di palma

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Fa bene? Fa male? E’ tossico? E’ sostenibile? Dell’olio di palma si è detto tutto, e tutto il contrario. Ogni giorno centinaia di marche di alimenti ci informano di averlo abbandonato, mentre altre lo difendono. Facciamo un po’ di chiarezza…

Dice Wikipedia:

L’olio di palma e l’olio di semi di palma (quest’ultimo detto anche olio di palmisto) sono degli oli vegetali, prevalentemente costituiti da trigliceridi con alte concentrazioni di acidi grassi saturi, ricavati dalle palme da olio, principalmente Elaeis guineensis ma anche da Elaeis oleifera e Attalea maripa.

L’uso dell’olio di palma si è molto accresciuto nel corso della seconda metà del XX secolo, tanto da farlo divenire un ingrediente di uso diffuso dell’industria alimentare, nella quale sono andati a sostituire, per il basso costo e per le sue caratteristiche, altri grassi di uso tradizionale nei paesi a clima temperato, quali Europa e Nord America. Costituenti spesso fondamentali di molti prodotti alimentari, gli oli di palma, insieme a farine e zuccheri semplici, possono essere uno dei tre ingredienti prevalenti in molte creme, dolci e prodotti da forno di produzione industriale nei paesi importatori del prodotto, mentre, in forma non raffinata, è un tradizionale ingrediente di uso domestico nei paesi dell’Africa occidentale e sub-sahariana.

Bene, allora qual é il problema? Nel corso degli ultimi anni è stata portata avanti una battaglia senza quartiere da parte di grandi organizzazioni ambientaliste come Greenpeace, che osteggiano l’olio di palma e il suo utilizzo industriale per gli effetti che ha sull’ambiente, più che sulla questione salute. Perché? Perché per avere una monocoltura a palma da olio vengono disboscate intere regioni in zone come la Papua Nuova Guinea, o la Malesia.

La deforestazione, inoltre, avviene in maniera brutale, dando alle fiamme centinaia di ettari di giungla, comportando quindi la distruzione della biodiversità dell’area, forte inquinamento, e tanti altri problemi correlati.

Ma l’olio di palma, di per sè, non è un cattivo materiale? No.

Ecco perché vediamo due grandi realtà italiane a confronto:

Ferrero, colosso dell’industria dolciaria, afferma:

Questo olio è assolutamente vegetale, come l’olio d’oliva. Noi utilizziamo solo quello certificato e prodotto in Malaysia da zone non deforestate. E associazioni ambientaliste del calibro di Wwf e Greenpeace, dopo un monitoraggio sul 137 produzioni, hanno indicato Ferrero come esempio da seguire. La nostra è una sostenibilità certificata non solo per l’origine della materia prima ma anche lungo la filiera: in particolare noi non raffiniamo ad alte temperature. Non intendiamo rinunciare all’olio di palma perché nessuno studio clinico supporta la campagna denigratoria in atto in Italia e per un breve tempo in Francia e perché senza di esso la Nutella perderebbe la cremosità che la contraddistingue, le nocciole tostate last-minute perderebbero fragranza, e i prodotti si conserverebbe meno tempo. L’olio di palma è un prodotto usato a tavola da 10mila anni, e non saremo noi a negare un futuro ai coltivatori malesiani di questo olio naturale.

Di contro, Coop – altra grande realtà italiana nel mondo della distribuzione, ha scelto di assecondare le paure (spesso anche irrazionali) della società italiana, che sembra aver bandito l’olio di palma dalla tavola.

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 Si è infatti completato l’iter di sostituzione avviato a maggio scorso e oggi sono oltre 200 i prodotti alimentari a marchio Coop senza olio di palma, dai biscotti, ai gelati, merendine e omogeneizzati.
Nel darne notizia, la big della grande distribuzione, spiega che in sei mesi è stato portato a termine l’iter che ha portato alla sostituzione dell’olio di palma principalmente con oli monosemi, tra cui anche olio di oliva ed extravergine, «che nutrizionalmente sono più equilibrati rispetto al palma (ricco in grassi saturi)».

«Una scelta che si colloca all’interno di una politica sulla corretta alimentazione che abbiamo sempre suggerito, promuovendo la riduzione di tutte quelle sostanze, come i grassi, il sale e gli zuccheri, che, se assunte in quantità elevate, possono causare problemi alla salute, e sottolineando l’importanza di fare regolare attività fisica e seguire uno stile di vita sano e una dieta varia ed equilibrata. Ovvio che nel caso dell’olio di palma- aggiunge Coop – la maggiore attenzione sia stata generata dalla pubblicazione del dossier Efsa che ha evidenziato la presenza in esso di alcuni composti contaminanti, il cui consumo in dosi eccessive viene sconsigliato, soprattutto a bambini e adolescenti».

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