L’irresponsabilità sociale costa cara

Ripubblichiamo qui un articolo apparso su CSROggi.org. Buona lettura!
Un nuovo studio di Eth Zurich, Mit Sloan e Università di Amburgo mostra come la pubblicazione di notizie negative in materia Esg porti ad aumentare il rischio di credito per un’azienda. La ricerca è stata condotta utilizzando i dati della società svizzera RepRisk. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista “Strategic Management Journal” con il titolo “Come la copertura mediatica della irresponsabilità sociale d’impresa aumenta il rischio finanziario”.

Le conclusioni sono basate su un campione di 539 aziende internazionali, analizzate su base trimestrale tra il 2008 e il 2013. E sembrano parlar chiaro. «Ogni singola notizia negativa aumenta il rischio portando a costi quantificabili», ha detto Julian Kölbel, il primo degli autori.

CORPORATE SOCIAL IRRESPONSIBILITY

Il sistema funziona così. I ricercatori hanno costruito un metodo di misurazione della Corporate social irresponsibility (Csi) che tiene conto del numero di articoli apparsi sui media che hanno coperto casi di Csi per ogni azienda e per ogni trimestre.  Procedendo con un approccio basato sui dati, dunque, hanno utilizzato i dati di RepRisk, che tiene giornalmente sotto controllo un vasto numero di mezzi di comunicazione, di stakeholder di vario genere e di altre fonti esterne redatte in 15 lingue.

Nel dettaglio, la società svizzera ha identificato  notizie che criticano compagnie per eventi legati alla irresponsabilità sociale d’impresa come degradazione ambientale, abusi dei diritti umani, corruzione (complessivamente questa lista è composta da 28 punti). Questo tipo di valutazione non entra nel merito della veridicità delle accusa, ma si limita a prendere in considerazione gli effetti della circolazione di determinate informazioni e di report di portatori d’interesse esterni.

Oltre a identificare nuove notizie, RepRisk ha fornito un giudizio anche dell’importanza della fonte e sulla severità della critica contenuta negli articoli. I ricercatori sono andati a vedere dunque l’audience potenziale di una notizia, basandosi sulla diffusione media e sull’area geografica coperta dai singoli mezzi d’informazione.

Gli articoli sono stati catalogati in tre livelli: quelli in grado di raggiungere un’audience a livello globale e con una forte presenza internazionale (Financial Times, Wall Street Journal, South China Morning Post, New York Times, BBC, CNN International, Forbes, International Herald Tribune, Economist e Fortune magazine); quelli di media importanza nazionale e regionale, con una diffusione pari ad almeno 150mila copie; articoli a basso impatto, che comprendono quelli usciti su testate locali con diffusione inferiore alle 150mila copie.

In conclusione, la ricerca è arrivata a due principali risultati. Il primo è che «abbiamo esteso le basi teoriche della gestione del rischio di società al contesto degli stakeholder». In altre parole, questo studio ha innanzi tutto sottolineato la distinzione tra Csr, ossia quel che un’azienda afferma di se stessa nei report, e la Csi, che è ciò di cui viene accusata dai media. «La letteratura in questo campo ha stabilito che fare bene (nel senso di rapporti Csr auto-prodotti) riduce il rischio finanziario ammorbidendo l’impatto delle sanzioni degli stakeholder», scrivono i ricercatori. Che aggiungono: «Noi dimostriamo che fare male (nel senso di ricevere una copertura di Csi da parte dei media) genera un rischio preparando il terreno per sazioni da parte degli stakeholder». Detto in un altro modo: le notizie negative hanno un impatto finanziario, soprattutto quando raggiungono un vasto pubblico e sono particolarmente efficaci.

La seconda conclusione è che «una copertura di Csi estesa e severa si traduce in rischio finanziario attraverso effetti distinti, ma che si rinforzano a vicenda». I ricercatori sostengono cioè di aver agito diversamente da precedenti studi che consideravano l’effetto della copertura di Csi a livello di network di stakeholder in maniera separata dagli effetti sui processi che portano a sanzioni a livello di singoli portatori di interesse.

«Abbiamo combinato queste prospettive analizzando l’estensione della copertura di Csi (che influenza l’attenzione generale alla Csi in un network di stakeholder della società) insieme con la severità della copertura di Csi (che influenza  la probabilità di sanzioni da portatori di interesse individuale)».

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