2018, l’anno in cui Facebook si mangiò internet

Lo scorso 27 giugno Facebook ha toccato la quota di 2 miliardi (M I L I A R D I) di utenti. La domanda ormai è legittima: cosa pensano di fare, adesso? 

Mark Zuckerberg si lancerà davvero in politica? Facebook manderà davvero mongolfiere in giro per il mondo per connettere tutte le persone? Verrà utilizzato il riconoscimento facciale per accedere?

Ultimamente se ne sono sentite di tutti i colori, e le proposte anche più assurde possono essere rilette alla luce dei dati impressionanti dell’azienda di Menlo Park. Che Zuckerberg possa veramente essere uno sfidante politico, non lo sappiamo – ma ci spaventa ugualmente. Il dato è che la sua simpatica start-up si sta mangiando internet.

Le ultime: Facebook ci aiuterà a trovare la connessione wifi più vicina, costruirà la sua città e aiuterà i giornali a farsi pagare gli articoli pubblicati. Ma non finisce qui: su Messenger sta per sbarcare la pubblicità, modificando ulteriormente il sistema di pagamento delle aziende.

Riepilogando da Wikipedia:

Il 9 aprile 2012 l’azienda ha acquistato Instagram per 1 miliardo di dollari.

Il 19 febbraio 2014, il cofondatore Mark Zuckerberg, ha annunciato l’acquisizione di WhatsApp da parte della società per 16 miliardi di dollari, che diventeranno 19 miliardi a transazione conclusa.

Il 25 marzo dello stesso anno, Mark Zuckerberg, ha annunciato sul suo profilo l’acquisizione di Oculus VR, azienda produttrice dell’Oculus Rift.

A marzo 2015, durante la F8 Conference a San Francisco, Facebook annuncia l’intenzione di voler connettere tutto il mondo attraverso l’utilizzo di droni. Il progetto, in cui è coinvolto anche l’ente Internet.org, punta alla diminuzione del digital divide tra le varie zone del globo. I primi test sono iniziati a metà 2015, mentre il completamento è previsto per il 2020.

A fine 2015 l’azienda è stata valutata 44,218 miliardi di dollari. L’utile netto del 2016 è stato di 10,217 miliardi di dollari.

Oltre alle continue modifiche e migliorie sulla piattaforma stessa, nell’arco dell’ultimo anno sono arrivate un’ondata di emoji (le faccine con cui comunichiamo i nostri sentimenti nei confronti dei post, o dei commenti), le Stories come su Instagram, l’esplosione dei Live anche da profili privati. Tutte innovazioni che modificano – piaccia o no – il nostro uso quotidiano della comunicazione. Quante emoji utilizzate normalmente ormai in una conversazione su Whatsapp?

Se è vero che il 93% della comunicazione è non-verbale, allora la strada è ancora lunga. Ma potrebbe portarci poi tutti a conversare amabilmente in piazza, come già si faceva. Il punto è proprio questo. Un’azienda colossale che ha già rivoluzionato la comunicazione e l’informazione, che registra numeri da impero romano, che fattura cifre inimmaginabili. Che però continua a rimanere “gratuito” per gli utenti, e che potrebbe avere piani di sviluppo quantomeno controversi.

Quale sarà il prossimo step? Ormai iscriversi a Facebook non significa più nulla, di per sè. C’è chi si iscrive solo per potersi “loggare” più facilmente a tanti altri siti, anche per i pagamenti online. Chi lo fa per aprirsi una specie di “Second Life” attraverso profili falsi, chi invece deve pubblicizzare la propria attività artigianale, artistica, commerciale, eccetera.

Ma come in ogni altro processo, è naturale chiedersi quale possa essere l’evoluzione di un colosso che sbarcava in Italia solo 10 anni fa, ma che ha in Italia un solido pilastro. Ben 27 milioni i profili connessi nel nostro Paese. E la domanda, allora, hanno iniziato a porsela anche ad altri livelli:

Da Repubblica dello scorso giugno:

Finora però, basta guardare i bilanci, i soldi sono arrivati soprattutto da Occidente. Degli 8 miliardi di dollari incassati nello scorso trimestre, 3,9 sono targati Stati Uniti e 1,9 Europa. Dove il social è diventato sempre più bravo a vendere ai pubblicitari l’attenzione e le preferenze dei suoi utenti, la nostra vita. In cinque anni i ricavi medi per iscritto in America sono passati da 3,4 a 17 dollari, nel Vecchio Continente da 1,4 a 5,4 dollari. In Asia restano sotto i 2. “Quei Paesi hanno mercati pubblicitari minuscoli”, dice Brian Wieser, analista della società di consulenza Pivotal, specializzata in media. “Facebook può far crescere il suo prodotto, che sono gli utenti, ma non ha il potere di far crescere gli inserzionisti, i suoi veri clienti”. In Asia e in Africa semmai la visione è un’altra: Internet.org, il progetto con cui Zuckerberg vuole connettere le aree più remote del pianeta. Magari con l’idea, una volta diventato il portale d’accesso al web, di offrire loro tutta una serie di servizi via telefono mobile, dall’e-commerce al conto bancario.

Cosa potrà portarci il 2018? Un ennesimo ribaltamento del tavolo, piccole migliorie o altro ancora?

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...