La casa inquinata

Home, polluted home, Altro che casa, dolce casa: l’abitazione in cui viviamo è, spesso, più inquinata dell’ambiente urbano da cui cerchiamo riparo. Ben tre dei dieci principali fattori di rischio ambientale per la nostra salute – nell’ordine quelli generati dall’uso di combustibili solidi (carbone, legna); il fumo di sigaretta; e alcune polveri sottili – si annidano proprio lì dove non te lo aspetti. La casa. (Articolo apparso su RivistaMicron.it)


Di più. Noi stessi, con la semplice presenza, contribuiamo a rendere la nostra dimora un ambiente inquinato. Ce lo ricordano con un articolo su Science due ricercatori esperti, Sasho Gligorovski, del Laboratorio di Geochimica organica presso l’Istituto di Geochimica dell’Accademia delle Scienze Cinesi di Guangzhou, e Jonathan Abbatt, del Dipartimento di Chimica dell’Università canadese di Toronto. I due puntano il dito su molte sostanze tossiche presenti in tracce e non solo in tracce nelle nostre casa: dall’acido nitroso (HNO2), ai composti poliaromatici (PAH) agli organici volatili (VOC). Sono inquinanti noti. Meno noto è il fatto che l’uomo stesso è un attore nel delicato rapporto tra ambiente e salute perché inquinante indoor.

Pare proprio che la presenza dell’uomo in casa o in un ambiente chiuso faccia crollare la concentrazione di un potente ossidante, come l’ozono, e faccia invece aumentare quella dei carbonili. Molti oli presenti sulla nostra pelle, infatti, vengono rapidamente ossidati e, in pochi minuti, fanno crollare la concentrazione dell’ozono. In molte aule scolastiche, per esempio, si registrano concentrazioni significative di silossani, rilasciati da alcuni dei prodotti cosmetici che utilizziamo.

Ma, detto questo, tranquillizziamoci. Non siamo noi le principali fonti dirette di inquinamento indoor. Altri sono i fattori che generano un elevato tasso di inquinamento di tutti gli ambienti chiusi e che fanno non delle case private, ma degli uffici un ambiente spesso più inquinato degli ambienti aperti. L’aria degli edifici dove lavoriamo è infatti quasi sempre di qualità peggiore persino a quella che respiriamo nelle strade della città che percorriamo per arrivarci. Alcune indagini, – per esempio l’OFFICAIR Project, una ricerca europea che ha coinvolto anche studiosi del CNR –, ha dimostrato che la concentrazione di formaldeide, di benzene e di terpeni superiori è maggiore ai livelli delle soglie di allarme (anche se, in genere, inferiore ai livelli di rischio accertato per la salute).

La buona notizia è che possiamo facilmente abbattere questi inquinanti. Basta non solo intervenire con attenzione sugli arredi e i sistemi di climatizzazione, ma anche abbellendo casa e uffici con qualche pianta in più. Perché i vegetali hanno la preziosa capacità di assorbire molti degli inquinanti indoor. Particolare attenzione va rivolta agli uffici e, anche, alle aule scolastiche. Perché, se è vero che non tutto l’inquinamento può essere riferito a questi spazi pubblici chiusi, perché presente, come rileva Science, anche nelle nostre case, dove alcune persone passano il 90% della loro vita, è anche vero che negli uffici e nelle scuole di ogni ordine e grado lavora e studia un numero enorme di persone, che vi passa una parte consistente della sua vita. Ebbene, è stato dimostrato che anche (e, forse, soprattutto) negli ambienti chiusi di studio e di lavoro più moderni, caratterizzati da open space e dalla presenza di impianti di climatizzazione, sono presenti in quantità significativa formaldeide, benzene e sostanze che appartengono alla famiglia dei terpeni.

La formaldeide è un composto chimico molto diffuso. Si trova nelle plastiche così come nei collanti utilizzati per tenere insieme il legno o, ancora, nel pannelli fonoassorbenti e nelle leggeri pareti divisorie degli uffici open space. La formaldeide ha anche la caratteristica di essere molto volatile e, dunque, si diffonde facilmente nell’atmosfera degli ambienti chiusi. L’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) dice che la concentrazione in aria di formaldeide non dovrebbe mai superare i 100 microgrammi per metro cubo, perché oltre questa concentrazione diventa molto concreta la possibilità che induca effetti indesiderati, dal cancro all’irritazione sensoriale. Certo, la concentrazione media trovata dai ricercatori dell’ OFFICAIR Project in 200 uffici europei presi a campione varia tra circa 10 (in inverno) e circa 20 (in estate) microgrammi. Al di sotto della soglia critica, dunque. Ma al di sopra della soglia di sensibilità: in questi uffici si avverte che la formaldeide c’è. Non bisogna preoccuparsi, ma occorre stare attenti.

Un altro inquinante volatile e tossico presente negli uffici moderni d’Europa è il benzene. Una sostanza presente in quasi tutti i prodotti dell’industria chimica. Perché il benzene è un ottimo solvente. Ma è anche un conclamato cancerogeno. La concentrazione di benzene in ambienti chiusi non dovrebbe superare i 5 microgrammi per metro cubo. Ma, essendo un agente genotossico, la verità è che non esiste una soglia sotto la quale ci sia assoluta sicurezza. Insomma, meno ce n’è, meglio è. Ebbene, negli uffici europei la presenza media di benzene è compresa tra 1,5 (d’estate) e 2,2 (d’inverno) microgrammi per metro cubo. In Italia la concentrazione è risultata un po’ inferiore: 0,8 microgrammi per metro cubo d’estate e 2 microgrammi d’inverno. Sotto la soglia giudicata critica. Ma non di molto.

I terpeni sono sostanze composte da diverse unità isopreniche. E l’isoprene è un sospetto cancerogeno. Un terpene è, per esempio, il limonene, un composto presente a quanto pare negli uffici italiani più che nella media degli uffici europei: in inverno raggiunge i 25 microgrammi per metro cubo. Solo negli uffici ungheresi ce n’è di più. Va detto però che la soglia critica è posta intorno ai 200 microgrammi per metro cubo.

Cosa ci dicono tutti questi dati (e altri ancora)? Che i nostri uffici, le nostre aule, le nostre case, sono ancora ambienti parzialmente sconosciuti. Anzi, sostiene Science, quasi del tutto sconosciuti. Infatti, non sappiamo tutto sull’inquinamento indoor e, soprattutto, non sappiamo tutto sui suoi effetti. Ci dicono anche che le fonti di rischio sono variabili. Nei Paesi in via di sviluppo, dove l’uso di combustibili solidi è elevato, l’inquinamento indoor è non solo diverso, ma anche più acuto. Ma sappiamo anche che le condizioni indoor possono essere migliorate. Facendo attenzione a ciò che usiamo in casa, a scuola, in ufficio. E magari disponendo qualche pianta in più. Tanto più che le piante non sono solo utili, perché puliscono l’aria. Sono anche belle da vedere.

Pietro Greco

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