Ambiente, dal «Made Green in Italy» alle sfide del nuovo Governo

Lo scorso 29 maggio è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale per l’istituzione del cosiddetto “Made Green in Italy”, una misura ulteriore per la protezione e la salvaguardia del territorio e dell’economia italiana. Ma la questione ambientale è al bivio per molti aspetti, ecco quali. 

Cos’è il “Made Green in Italy”? Uno schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti. Un’arma in più, quindi, per tutti i produttori italiani che fanno della certificazione uno strumento ulteriore per valorizzare il proprio lavoro. Il Decreto, che entra in vigore proprio oggi (13 giugno 2018), verrà spiegato nel dettaglio nel prossimo incontro presso lo IEFE di Milano, il 20 giugno.

Qui di seguito il testo del Decreto:

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; Visto l’articolo 21, comma 1, della legge 28 dicembre 2015, n. 221, che ha istituito lo schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, denominato «Made Green in Italy», stabilendo che con regolamento del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, devono essere definite le modalita’ di funzionamento di tale schema; Visto il regolamento (CE) n. 451/2008 del Parlamento e del Consiglio del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008, che definisce una nuova classificazione statistica dei prodotti associata alle attivita’ (CPA) e abroga il regolamento (CEE) n. 3696/93 del Consiglio; Visto il regolamento (CE) n. 952/2013 del Parlamento e del Consiglio del 9 ottobre 2013, che istituisce il codice doganale dell’Unione; Vista la raccomandazione 2013/179/UE della Commissione, del 9 aprile 2013, relativa all’uso di metodologie comuni per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni; Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 27 luglio 2017; Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con nota del 19 settembre 2017; Vista la comunicazione al Dipartimento per le politiche europee, con nota del 5 dicembre 2017;

A d o t t a il seguente regolamento:

Art. 1 Ambito di applicazione e finalita’ 1. In attuazione dell’articolo 21, comma 1, della legge 28 dicembre 2015, n. 221, il presente regolamento stabilisce le modalita’ di funzionamento dello schema nazionale volontario denominato «Made Green in Italy», per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti Made in Italy, anche con il rilascio del logo «Made Green in Italy» ai prodotti di cui all’articolo 2, lettera v).

Eccetera.

Ma l’ambiente italiano è in un momento di grandi cambiamenti. Come ogni cambio di Governo, assisteremo anche questa volta a possibili nuovi scenari. Il nuovo Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha così commentato a pochi giorni dal suo insediamento:

«Guardare alla Terra dei Fuochi con un’ulteriore attenzione sarà sicuramente uno dei miei primi atti, ma non solo». Sergio Costa, ministro dell’Ambiente, lo dice nel corso di una diretta Facebook.

«Sono sette giorni da quando ho giurato, sono qui al ministero dell’Ambiente, tante emozioni e tanto lavoro – spiega –. Siamo subito stati operativi, ho incontrato i direttori generali per fare il punto sulla situazione e per partire». E proprio quello dell’Ambiente, a breve sarà il primo ministero “plastic free”, «liberato dalle plastiche».

Quindi, in occasione della Giornata mondiale degli Oceani, il ministro lancia un appello «Ora che inizia l’estate e si va in spiaggia o in montagna, invito ogni italiano, ogni persona che si trova nel nostro bellissimo Paese, a raccogliere un rifiuto di plastica che qualche scellerato ha gettato, lo metta nella differenziata e ripuliamo il mondo assieme. Proviamoci fino in fondo, perché 60 milioni di italiani sono 60 milioni di rifiuti di plastica in meno».

«Noi ci siamo – conclude –, vogliamo esserci, e vedrete i primi atti che sicuramente andranno in questa direzione».

Costa, dopo essere stato Comandante della Polizia Provinciale di Napoli, fra il 2006 e il 2008 – con l’allora Governo Prodi – entra nello staff del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Passato al Corpo Forestale dello Stato, scala le gerarchie in Campania e Basilicata. Quando la Forestale entra nell’Arma dei Carabinieri, diventa Comandante regionale della Campania, con il grado di Generale di Brigata.

Si è occupato a lungo della questione “Terra dei Fuochi” in Campania, contro la mafia e il business dei rifiuti inquinanti. Una figura operativa, che come prima dichiarazione ha sottolineato la necessità di trovare un luogo idoneo per il “famigerato” deposito di scorie nucleari.

 

Nella prima intervista da Ministro, ha affermato:

Cominciamo dalle iniziative allora. Repubblica è impegnata in una campagna contro la plastica in natura. Lei cosa farà?
«Coinvolgerò gli enti e la società civile: scuole, comitati gruppi di volontariato. Ma soprattutto utilizzerò la leva fiscale per diminuire il costo dei prodotti “senza plastica” e degli imballaggi più leggeri. L’obiettivo sarà rendere conveniente comprare e usare prodotti sostenibili. Attiverò ogni possibile programma perché nel lungo periodo la produzione dei rifiuti in plastica in Italia venga drasticamente ridotta».

Il suo ministero ha voce sulle grandi opere tramite le Valutazioni di impatto ambientale (Via): se non ci sono i cantieri si fermano. Quindi Tav, Tap, Terzo Valico, Mose…
«Per la Tav, come per le altre opere, vale quello che c’è scritto nel Contratto che i 5Stelle hanno presentato al Paese. Io mi atterrò alla carta, senza dimenticare però le priorità di salvaguardia del territorio, cosa che ritengo fondamentale. E poi c’è da dire che questa è principalmente materia del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture».

La tutela dell’ambiente dai rifiuti nucleari. Il precedente governo non ha scelto il sito per il deposito unico. Lei sarà in grado di individuarlo?
«Questo è un dossier scottante. L’Italia è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di Giustizia. Va urgentemente aperto quel cassetto e affrontato questo tema. Ricordo che la Cnapi (Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito unico nucleare) è un documento tecnico. Non sarebbe responsabile continuare a procrastinare la sua attuazione. Bisogna subito iniziare il percorso per trovare una collocazione, anche per smantellare la criminalità che usa il territorio nazionale come discarica».

L’Italia si trova dunque in un momento particolare, con molte decisioni da prendere. TAV, TAP, Gronda di Ponente in Liguria. Deposito di scorie nucleari, MOSE, ma anche tutti i cantieri per la messa in sicurezza del territorio. Un ciclo di interventi infrastrutturali che potrebbero cambiare radicalmente, o che potrebbero essere limati. Il mondo ambientale resta alla finestra.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...