Ambiente, per l’Italia è (sempre) l’anno zero

© Corriere della Sera

Mareggiate caraibiche, tempeste al Nord e diluvi eccezionali sul Centro. Che succede in Italia sul fronte ambientale? Nuove normative, tante promesse smentite e un clima che non lascia spazio alle attese. Facciamo il punto sulla situazione.

Gli ultimi giorni di ottobre sono stati a dir poco devastanti per l’Italia. La potenza del ciclone che ha colpito soprattutto le regioni del Nord Italia e la Sicilia ha lasciato dietro di sé devastazione e decine di milioni di euro di danni. Cosa ben più grave, ha lasciato anche trentasei morti sul conto di un Paese ormai straziato dalla forza della natura.

Le implicazioni delle decisioni non prese, nel corso degli anni, si fa sentire in maniera molto pesante sull’Italia. Ma nel corso degli ultimi anni praticamente tutta l’Europa è stata colpita da tragedie immani. Dalla siccità anomala del Nord Europa ai mostruosi incendi di Portogallo e Grecia, per non parlare delle alluvioni in Francia, Germania e Inghilterra, la cui forza ha fatto segnare conti in rosso per miliardi di euro e decine di vittime.

In Italia il Ministro dell’Ambiente Costa ha dichiarato:

Il drammatico bollettino di questi giorni a causa del maltempo, purtroppo ancora una volta, e l’evidente fragilità del territorio italiano, ribadiscono l’urgenza di intervenire con una programmazione di breve-medio-lungo periodo per la prevenzione del dissesto idrogeologico, una delle mie priorità sin dall’insediamento.

Proprio per questo abbiamo voluto approntare – e ciò è avvenuto per la prima volta – un programma finanziato e definito per la manutenzione del territorio, che prevede subito 50 milioni per progetti strutturali, oltre a una road map ferrea e articolata che porterà in tutta Italia, a partire dalle zone più a rischio, 900 milioni di euro a triennio contro il dissesto.

I fondi per la manutenzione in particolare sono una prima risposta significativa alle richieste degli enti locali, e si aggiungono a quelli regionali e vanno inquadrati nell’ambito di una programmazione complessiva di lungo periodo di oltre 6 miliardi di euro destinati a interventi contro il dissesto idrogeologico.

Nel contempo il Governo Conte ha chiuso lo scorso luglio la felice esperienza di Italia Sicura, la Struttura di Missione creata dal Governo Renzi che ha lavorato su tutto il territorio nazionale investendo in grandi cantieri – pensiamo solo a Genova e che hanno ricevuto centinaia di milioni di euro per sistemare un territorio ad altissimo rischio. Ennesima occasione fallita della politica per dare una continuità strutturale alla manutenzione?

Intanto Coldiretti afferma:

Il maltempo si abbatte sull’Italia in un autunno secco in cui a settembre sono cadute addirittura il 61% in meno di precipitazioni rispetto alla media storica, con i terreni secchi che amplificano il rischio idrogeologico. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr sugli effetti della nuova perturbazione con l’allerta della Protezione civile dal Lazio alla Toscana, dal Piemonte al Veneto.

A preoccupare – sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti sulle coltivazioni agricole nelle campagne dove si sta per concludere la vendemmia ed è in pieno svolgimento la raccolta delle olive, dopo che dall’inizio dell’anno si contano perdite superiori ai 600 milioni di euro a causa degli eventi estremi

Un nuovo studio congiunto – condotto dalle Università di Marsiglia, Barcellona, Salento, Nicosia, Haifa e Rabat – sottolinea inoltre che i Paesi del Mediterraneo si sono scaldati di più rispetto ad altre zone del mondo: +1,4 gradi centigradi, con un trend che rischia di portarci nei prossimi anni ad avere un surriscaldamento di oltre il 25% rispetto al clima odierno.

Uno stress che l’area chiaramente non può reggere, ma che pare inevitabile. Che fare, allora? I rimedi e le strategie messe in piedi sono note da tempo. Gli ultimi Accordi di Parigi avevano tracciato la linea da seguire, ma la politica globale sembra improntata a una difesa campanilistica degli interessi, e così la soluzione B può essere soltanto un ripensamento continentale di strutture, infrastrutture, tecnologia e sistemi integrati. Le città dovranno necessariamente dotarsi di un nuovo pensiero strategico su ogni fronte: lavorativo, agricolo, economico, ma anche sul tema dei trasporti c’è tanto da fare.

L’Italia ha bisogno di interventi e di una visione complessiva coraggiosa, di lungo termine, efficace. Il tempo stringe, e il tempo metereologico non dà scampo.

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