Oversight Board, nasce la Corte Suprema di Facebook

Libertà di parola o controllo globale? Regole e restrizioni o errori culturali? Sarà davvero un bel dilemma districarsi tra legge internazionale, diritto privato e vox populi per l’Oversight Board, la nuova “creatura” di controllo di Facebook. Che promette di cambiarci (molto) la vita digitale.

La censura delle pagine di CasaPound e Forza Nuova è stata solo l’ultima azione di grande respiro messa in atto in Italia da Facebook, piattaforma che ormai gestisce anche tramite le sue principali controllate (Whatsapp, Instagram, Messenger) molta della nostra vita quotidiana digitale.

Censura o regola? Libertà di parola e di stampa o incitamento all’odio? Per dirimere le più rilevanti questioni politiche ci vorranno mesi nelle aule del tribunale italiano, ma intanto Facebook va dritto per la sua strada, tirato ogni giorno per la giacchetta da questo o quello schieramento, a botte di segnalazioni e richieste di verifica.

Perché quando si va su una gestione globale è necessario guardare il mondo con altri occhi. Questo perché ciò che per noi è offensivo è semplicemente ironico per un altro popolo, o magari perché la nostra storia ci racconta che su un determinato tema esiste una sensibilità che prevederebbe una forma di cautela, mentre per altri lo stesso identico tema o personaggio è banalmente uno dei tanti. Insomma, una vera Babilonia non solo di lingue, ma soprattutto di pensieri e idee.

Facebook prova oggi a migliorare sé stesso. O almeno è ciò che vorrebbe. Ma andatelo a dire a tutti i complottisti del mondo, che vedono già in questo nuovo “Consiglio di Supervisione” una specie di governo-ombra globale che neanche la Spectre. Sì, perché il colosso di Menlo Park si è appena dato una specie di Costituzione scritta. L’Oversight Board rappresenta un salto di qualità notevole per il mondo digitale, perché Facebook – attraverso tutti i suoi utenti – rappresenta il “Paese” più grande del mondo, con oltre 3 miliardi di persone.

L’Oversight Board avrà come compito quello di stabilire uno standard su quali siano i limiti della libertà di parola, e avrà valenza globale. Dall’Indonesia al Molise, per intenderci, tutti dovranno uniformarsi a ciò che si può o non si può dire o scrivere. Con ovvie ripercussioni generali.

«Siamo responsabili dell’applicazione delle nostre politiche ogni giorno e prendiamo milioni di decisioni sui contenuti ogni settimana. Ma non credo che aziende private come la nostra debbano prendere decisioni così importanti da sole. Ecco perché ho chiesto ai governi un intervento per chiarire nuovi standard sui contenuti dannosi. È anche il motivo per cui abbiamo deciso di offrire alle persone un modo per fare appello contro le nostre decisioni, istituendo il consiglio di sorveglianza indipendente», scrive Mark Zuckerberg in una lettera aperta.

La chart dell’Oversight Board si apre così: «La libertà di espressione è un diritto fondamentale. Facebook cerca di dare alle persone una voce così da connettersi, condividere idee ed esperienze e comprendersi l’un con l’altro. La libertà di espressione è sovrana, ma ci sono momenti in cui i contenuti possono essere in contrasto con autenticità, sicurezza, privacy e dignità. Alcune forme di libera parola possono mettere a rischio l’abilità di altre persone di esprimersi liberamente. Quindi bisogna trovare un bilanciamento».

L’idea, quindi, è quella di un organismo che vada a controbilanciare le decisioni dello stesso Facebook, rendendo però a quel punto vincolante una determinata scelta politica. Rischioso.

«Lo scopo di questa Carta è quello di stabilire il quadro per la creazione di un’istituzione: il Consiglio di Sorveglianza. Lo scopo del Consiglio è quello di proteggere la libertà di espressione prendendo decisioni di principio e indipendenti sul contenuto ed emettendo pareri consultivi sulle politiche relative ai contenuti di Facebook. Il consiglio opererà in modo trasparente e le sue motivazioni saranno spiegate chiaramente al pubblico, nel rispetto della privacy e della riservatezza delle persone che utilizzano i servizi di Facebook, Inc., incluso Instagram (collettivamente denominati “Facebook”)».

Cinque i poteri del Consiglio come riportati nella sezione 4 della Carta.

1 – Il Consiglio potrà richiedere che Facebook fornisca informazioni richiesta ragionevolmente dal board in tempi rapidi e trasparenti.
2 – Il Consiglio dovrà interpretare gli Standard della Comunità di Facebook e altri politiche interne rilevanti alla luce dei valori complessi che Facebook difende.
3 – Indicare a Facebook di consentire o rimuovere contenuti
4 – Indicare a Facebook di difendere o ribaltare una decisione presa sui contenuti
5 – Emettere tempestive spiegazioni scritte delle decisioni del Consiglio

La roadmap è segnata. Si partirà da 11 membri con la possibilità di arrivare fino a 40, con un numero dinamico in base alle necessità di funzionamento. I membri saranno esperti con “Un ampio spettro di conoscenze, competenze, diversità e specializzazioni”. La nomina nel Board avrà la durata di 3 anni, con un massimo di due rinnovi. All’inizio solo Facebook potrà sottoporre casi al Consiglio, ma i singoli utenti potranno appellarsi già “dalla prima metà del 2020”.

Dopo svariati secoli torniamo dunque al “Consiglio degli anziani del villaggio”. Solo che questa volta il villaggio ha più di 7 miliardi di persone.

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